Il maltese, una lingua ibrida

A Malta si parlano e studiano diverse lingue, anche se quelle ufficiali sono due, maltese e inglese. Il maltese è la lingua della gente comune, soprattutto nei villaggi dell’interno, sintesi delle lingue di tutte le culture che vi sono transitate, simbolo di una sempre più consolidata coscienza nazionale. In realtà è un vernacolo dell’arabo classico che contiene anche molti lemmi neolatini, o di derivazione italiana, intrusioni francesi e inglesi.

L’elemento “romanzo” nella lingua maltese deriva dalla lingua franca del mediterraneo e contiene molte voci identificabili come venete o veneziane. Le voci di origine siciliane non sono comunque trascurabili. Con la conquista delle isole, dopo l’espansione dell’Islam nel Mediterraneo nel VII secolo, il ceppo semitico semplificò l’innesto arabo. Quando gli arabi raggiunsero Malta, le isole erano praticamente deserte. Questi ripopolarono Malte e Gozo con coloni provenienti dal Medio Oriente , forse beduini dato che “contadino” in maltesi si dice bidwi. Il succedersi della conquista normanna ebbe come risultato non solo l’apporto degli elementi linguistici di quella cultura, ma anche un certo distacco del maltese dal resto delle lingue arabe. Le successive conquiste da parte di gruppi di lingua italiana, spagnola, francese e inglese hanno portato la lingua delle isole a un’evoluzione autonoma. Tuttavia la popolazione rurale, più a Malta che in Sicilia, ha parlato arabo fino al XII secolo; mentre poi a Malta si è continuato a parlare arabo, in sicilia venne introdotto l’italiano anche nelle campagne.

I primi a tentar di dare una forma scritta al maltese furono probabilmente i Cavalieri dell’Ordine di S. Giovanni. E’ forse a loro che si devono quelle particolarità della lingua che ne determinarono la pronuncia e cioè il puntino su c, g, z, o il taglio sull’ h. Di fatto il maltese è rimasto lingua orale per secoli. Solo la minuziosa opera dell’insigne linguista e grammatico Mikiel Anton Vassalli (1764-1829) riuscì a sistematizzare un vero e proprio dizionario e una grammatica. Tuttavia bisogna attendere fini al 1934 per l’ufficializzazione dell’alfabeto maltese. La difficoltà dell’impresa è consistita nella traslitterazione di suoni arabi in un alfabeto latino e nella rappresentazione grafica di suoni di origine italiana, spagnola, francese e inglese, in forma autonoma e originale. LA conoscenza dell’alfabeto e di poche vocaboli di uso quotidiano possono rendere ancora più cordiali i rapporti con un popolo votato all’ospitalità, nonchè soddisfare la naturale curiosità verso una lingua che è riuscita a realizzare un mirabile sincretismo culturale.

L’altra lingua culturale a Malta è l’inglese, normalmente utilizzato nelle comunicazioni internazionali, nella cartellonistica, nelle indicazioni stradali e in tutte le comunicazioni che riguardano il turismo. L’Italiano è compreso e normalmente parlato nella vecchia borghesia maltese: era la lingua ufficiale delle attività marittime, fino al 1934, della magistratura, della cultura e della classe dirigente. Fu al centro di una questione linguistica fra le due guerre mondiali. Gli abitanti parlano volentieri l’italiano e lo capiscono in molti, soprattutto gli appassionali  telespettatori di programmi televisivi italiani; è quasi una terza lingua ufficiale. Nei grandi alberghi  maltesi, invece, il personale ormai sempre più giovani e internazionalizzati, non considera più l’italiano lingua necessaria per le comunicazioni.

 

il_piccolo_principe_maltese

L’alfabeto maltese è composto da 30 lettere:

A B Ċ D E F Ġ G H Ħ I Ie J K L M N O P Q R S T U V W X Ż Z
a b ċ d e f ġ g h ħ i ie j k l m n o p q r s t u v w x ż z

 

La loro lettura è simile a quella italiana, fatta eccezione di alcune lettere.

La “c” porta sempre il punto sopra e si pronuncia dolce come la parola “cena”. La “ġ” ha un suono dolce come “gioco”, mentre la “g” ha un suono duro come “gatto”. La “h” a fine parola ha il suono aspirato, altrimenti è muta, la “ħ” ha un suono aspirato e gutturale, in parte alla j spagnola. La “j” si pronuncia “i” lunga. La għ corrisponde al “ayn” arabo, è muta ed enfatizza la vocale seguente, che si pronuncia più aperta. La “q” corrisponde al “qaf” arabo, a fine parola e davanti a una consonante ha un suono gutturale, mentre se è seguita da un vocale muta, si pronuncia con una sorta di compressione della laringe, per cui “qim” si legge “im” con un suono esplosivo e gutturale. La “m” si pronunci “em” se è seguita da una consonante , ad esempio Mdina si legge emdina. La “w” ha un suono “u” aperto, simile alla w inglese. La “x”ha un suono “sc”, come in scivolo. La “ż” si pronuncia z dolce, come in zero, e la z si legge s dolce, come in “leso”.

 

 

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