Multati tutti gli allevamenti di tonno a Malta

L’allevamento del tonno produce elevati profitti ed è in continua espansione, infatti viene praticato nella gran parte dei paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo tra questi Malta. Il tonno è uno dei principali prodotti di esportazione di Malta che ha la più alta capacità di allevamento al mondo con 12.300 tonnellate, con un fatturato che vale oltre 120 milioni di euro l’anno.

L’allevamento del tonno inizia con l’introduzione all’interno di gabbie di allevamento di esemplari selvatici catturati in natura generalmente nel periodo aprile-luglio e deve essere praticato rispettando la legislazione ambientale vigente.

Durante la fase di ingrasso i tonni sono alimentati per circa sei mesi con pesce di basso valore commerciale per lo più congelato ed importato come sgombri, aringhe, ma anche pescato localmente. Al termine dell’ingrasso il tonno può raggiungere i 120 kg di peso e negli allevamenti ittici maltesi viene catturato, tirato fuori dall’acqua, legato per la coda ed ucciso con un colpo alla testa.

La pesca dei tonni allevati viene effettuata prevalentemente nel periodo autunno-invernale, quando il prodotto di origine selvatica è meno disponibile sul mercato ed i prezzi di vendita sono di conseguenza più elevati. Le produzioni di tonno rosso sono destinate quasi totalmente al mercato giapponese, dove questo prodotto viene consumato prevalentemente come sushi e sashimi.

L’Autorità per l’ambiente e le risorse (ERA) ha recentemente condotto delle ispezioni a tappeto sugli allevamenti di tonno sparsi nell’intera isola. L’Era, nel corso degli ultimi due mesi, ha sanzionato tutti i cinque allevamenti a seguito della presenza di “fanghiglia” sul mare e per violazioni delle condizioni di autorizzazione con multe fino al 70 € al giorno.

Le multe saranno rimosse solo quando gli allevatori si allineeranno alle norme vigenti in materia ambientale e alle condizioni imposte dall’ERA. Gli allevamenti di tonno sono regolati da tre permessi operativi dell’autorità di pianificazione, del dipartimento per la pesca e l’acquacoltura e dell’ERA.

Il permesso ERA stabilisce determinate condizioni e tutti gli allevamenti di tonno maltesi le hanno violate già da metà luglio. L’industria dell’allevamento del tonno è stata accusata di provocare la formazione di “melma” che galleggia lungo la costa durante l’estate, mettendo in pericolo l’industria del turismo.

Quando lo sgombro congelato viene gettato nella calda acqua estiva, inizia rapidamente a decomporsi, i detriti oleosi che si formano si mescolano presumibilmente con altri materiali presenti formando una melma galleggiante viscida e maleodorante, disgustosa per gli esseri umani e che può attaccare anche le reti ed altre attrezzature di pesca.

Il direttore esecutivo della Federazione dei produttori di Acquacoltura Maltese, ha dichiarato che stanno studiando “delle buone pratiche per ridurre la formazione di questi rifiuti galleggianti”, precisando che quattro delle cinque aziende di allevamento hanno già firmato un accordo di autoregolamentazione con soluzioni a medio-breve termine, con l’utilizzo di imbarcazioni ed altri mezzi, per assicurare che sia tenuto al minimo il fenomeno della melma. Inoltre la Federazione sta anche valutando una soluzione a lungo termine che eliminerà del tutto il problema ed ha nominato un ispettore indipendente dalla federazione a spese degli operatori per monitorare  il processo di asportazione di qualsiasi materiale oleoso dalle gabbie.

Nonostante queste dichiarazioni, alcuni pescatori hanno lamentato ancora la presenza di melma attaccata alle loro reti, e cattivo odore di pesce lungo le chiazze galleggianti sparse sulle acque del mare. Un ulteriore espansione dell’allevamento del tonno rosso a Malta potrebbe causare degli effetti negativi sull’ecosistema marino, mettendo a rischio altre specie locali quali sgombri ed alici.

Fonte principale: Sunday Times Malta

Tonno rosso

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