Sheikh Khalid Al Qasimi, principe ereditario di Sharjah trovato morto in circostanze misteriose

Sheikh Khalid Al Qasimi, principe ereditario di Sharjah trovato morto in circostanze misteriose.

È morto a Londra, a 39 anni, lo sceicco e stilista Khalid bin Sultan Al Qasimi, principe ereditario e figlio dello sceicco Sultan bin Muhammad Al Qasimi, emiro di Sharjah, uno dei sette Emirati Arabi Uniti. A Sharjah, dove il padre regna dal 1972, sono stati dichiarati tre giorni di lutto e la bandiera a mezz’asta.

La polizia di Londra non ha dato molte informazioni sul caso; ha detto di aver ricevuto una denuncia di una «morte improvvisa in una proprietà residenziale a Knightsbridge», che martedì è stata realizzata un’autopsia risultata insufficiente e che sarebbero stati fatti ulteriori esami.

La notizia appare per prima sul tabloid inglese Sun, seguita da altre testate internazionali (anche italiane).

Ma è stato un post di Sheikh Sultan sul proprio account instagram ad ufficializzare la morte del figlio; il post ritrare una foto del figlio in bianco e nero con una scritta in cui affida il proprio figlio al Signore.
Lo stesso padre ha anche postato un video dei funerali.
I funerali si sono svolti presso la moschea King Faisal di Sharjah, la più grande dell’emirato, costruita negli anni 80 ed intitolata al re saudita (King Faisal appunto).

Tre settimane fa Khalid Al Qasimi aveva presentato la collezione primavera/estate 2020 del suo marchio Qasimi alla Settimana della moda maschile di Londra, ricevendo buone critiche. Si era laureato in architettura e poi alla scuola di moda Central Saint Martins di Londra, dove aveva presentato la sua prima collezione, realizzata insieme allo stilista Elliott James Frieze, nel 2008.

Il Corano non fornisce indicazioni precise per quanto riguarda il rito funebre, per questo motivo le tradizioni possono variare a seconda del gruppo di appartenenza, della comunità, delle aree geografiche, del retroterra culturale. A livello concettuale, però, il significato della morte è lo stesso per tutti i musulmani: un momento di passaggio verso la vita vera, quella che non avrà mai fine, quella dello spirito.

Questo aiuta a capire perché, durante i riti funebri islamici, regna la sobrietà e la compostezza: scene di disperazione non sono ben viste perché dimostrano poca fede in Dio. Allo stesso tempo, però, la partecipazione al rito è fondamentale: sia per il defunto, che in questo modo viene omaggiato (più persone saranno presenti al suo funerale, più la sua anima sarà ricompensata), sia per chi assiste. La partecipazione alla preghiera rappresenta un momento di raccoglimento per la comunità ed è consigliata anche a chi non conosceva il defunto.

Al rito non è indispensabile la presenza di un Imam (guida spirituale): l’Islam non conosce mediazioni fra il fedele e Dio, ogni musulmano è sacerdote di se stesso. È invece fondamentale la presenza della famiglia: sono proprio i parenti più stretti a occuparsi del rito funebre.

Dopo la preparazione della salma è il momento della preghiera, la Salatul Janazah, che in genere avviene nella piazza fuori dalla Moschea. I fedeli pregano e supplicano di nuovo il perdono per i peccati del defunto, invocando la misericordia divina.

Terminata la preghiera i parenti portano in braccio la salma fino al cimitero. In genere la sepoltura avviene il prima possibile (per evitare l’imbalsamazione), si fa eccezione nel caso in cui il defunto sia morto all’estero e desideri essere sepolto in patria (eventualità che si verifica spesso). La religione islamica vieta la cremazione, e la sepoltura avviene sempre in terra, di solito anche la bara (se possibile) non è prevista. Viene scavata una fossa e lì adagiato il corpo su un fianco, con il viso rivolto verso la Mecca: nessuno sfarzo sui monumenti funebri, sulla lapide vengono riportati solo il nome e le date di nascita e morte.

Il cordoglio dura tre giorni, a partire dal momento della sepoltura. Quaranta giorni dopo la morte è d’uso comune che la famiglia si rechi al cimitero per visitare la tomba e distribuisca cibo ai custodi e ai bisognosi locali. Questo gesto viene interpretato come una semplice elemosina ma anche un’intercessione per la salvezza eterna del defunto.

Sheikh Khalid Al Qasimi, principe ereditario di Sharjah trovato morto in circostanze misteriose

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